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I R.E.M. ci salutano. Era ora!

Oggi i R.E.M. o “ar i em”, per i più coraggiosi che ragionano alla “iu tu” e non alla U2, hanno annunciato il loro scioglimento.
Leggo in rete messaggi di disperazione dei fan, post di commiato da tutto il mondo, desiderio di mostrare la propria totale devozione e quant’altro nei confronti della band.
Per quanto mi riguarda, non la vedo in questo modo.
Sia chiaro, i REM non mi dispiacevano. In un passato (lontano) hanno fatto un sacco di dischi interessanti (Murmur, Reckoning, ecc.) ma da anni erano, come si suol dire, “arrivati” e, come succede a molte band un po’ agée, si erano trasformati in una realtà identificabile solo nella figura del cantante che, in quanto leader, si trasforma in unica chiave di lettura attorno al quale ruota il successo del gruppo e punto fermo sul quale costruire un’immagine che da anni va pian piano sbiadendosi.
In definitiva, quello che voglio dire, è che band come i REM dovrebbero andare in pensione ma non nel senso cattivo che può assumere questa espressione, bensì in un cortese “grazie, avete dato davvero tanto al mondo del rock, adesso è il momento di chiudere i battenti e rimanere nella memoria dei più come un prodotto miliardario che ha fatto il suo tempo e che in tutto e per tutto è bene che lasci spazio a band nuove, più giovani, che cavalcano l’onda dei trend musicali del momento”.
L’era delle rockstar miliardarie alla Led Zeppelin, o al più nostrano Vasco/Blasco, viste come eroi salvatori dell’umanità e dell’intero universo, idealizzate come miracolati e capaci di moltiplicare pani, pesci, chitarre e melodie, sulla falsa riga di colui che di pani e di pesci fece, secoli or sono, il proprio business, è terminato (certo, i fan di Tiziano Ferro e della Pausini non la penseranno così ma… non mi importa).
Cosa interessa ora alle nuove generazioni? I “gruppetti”, la musica Indie, i festival “low fi”, dove l’importante è il prodotto e non il personaggio.
Il leader diventa la musica, come è giusto che sia, mentre chi la esegue viene ammirato e spesso adorato ma in secondo luogo rispetto a ciò che propone.
Cari REM, avete fatto bene a mollare il colpo, avreste dovuto farlo un po’ di tempo fa e, insieme a voi, farebbero bene a restare a casa tanti altri artisti che ormai da molti anni a questa parte, non sono altro che un’enorme ombra di un successo tramontato da tempo, che erige sulle proprie ceneri cariatidi inguardabili.
Grazie quindi per quello che avete fatto e per le influenze musicali alle quali avete dato vita, questo senza ombra di dubbio… Ma ora basta. Anzi… grazie e basta!

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